Come dare supporto emotivo (senza anna’ in paranoia)


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Come dare supporto emotivo (senza anna’ in paranoia)
Dentro Strappare Lungo i Bordi, prima serie Netflix di Zero Calcare, abbiamo conosciuto Zero, che è entrato sorprendentemente e per la prima volta animatamente, nelle nostre stanze con 6 episodi che a detta di chi ne è rimasto folgorato , racchiudono il disagio dei giovani ventenni e trentenni di oggi. Fa ridere, fa piangere, fa andare in paranoia. Vi spiego perchè.


Zero e la teoria dei fili d’erba
Nel corso dei 6 episodi conosciamo il protagonista, un personaggio assai introverso, capace di orientarsi in incredibili dialoghi sulle piaghe imprevedibili della vita solo con sè stesso, tanto da rendere co-protagonista della serie la sua Coscienza, raffigurato con un Armadillo.
Sono tante le occasioni in cui Zero incontra situazioni della vita quotidiana, solo apparentemente insignificanti ma che riescono a generare un universo, disegnato e messo un scena maestosamente da ZeroCalcare e la Movimenti Production, fatto di pensieri sul senso di stare al mondo e l’incapacità di trovare la propria strada.
“Qui sembra tutto giusto
È tutto giusto
E a me piuttosto
Mi sembra tutto giusto
È tutto giusto
Il mio disgusto”
Questo è il testo dell’Opening, così per mettere le cose in chiaro. Testo di GIANCANE
Zero avverte in ogni tentativo di approccio alla quotidianietà produttiva la condanna del tentativo di inseguire da che lato crescere nella vita e accorgersi puntualmente, che il contesto attorno sembra lasciarlo solo in ogni direzione di scelta, sopraffatto dall’idea che la sua incapacità condizioni le sorti del mondo. Da qui il disagio di veder smarrire sul nascere la traccia “lungo i bordi” che secondo l’autore gli permetterebbe di non assorbire il peso delle continue scelte, e finalmente concedersi allo stare al mondo leggero, parafrasando la serie, “come un filo d’erba”.
Un Millennial alla prova con la competenza emotiva
Zero è in fondo è un personaggio che convive con i dubbi e le disperate visioni della vita tipiche della generazione che lo rappresenta, quella dei Millennial. Perennemente malinconica e precaria, senza solidità economiche e costantemente sotto pressione.

Zero mette in circolo pensieri sul disagio esistenziale semplicemente utilizzando un bagno pubblico o nel scegliere la pizza al ristorante, ma la storia primaria di Strappare Lungo I bordi si delinea quando Zero si “scontra” con le relazioni umane che mettono in crisi la sua irrigidita verve “emotiva”. Nasce tutto quando Alice è una delle poche persone vicine a Zero da potersi considerare sue amiche, a un certo punto della serie sente il bisogno di ricevere conforto e lo chiama per un soccorso emotivo nel cuore della notte. Alla ricerca forse non si una sola pacca sulla spalla, ma qualcosa di più profondo.
La storia di Zero e Alice. E il disagio
L’episodio 1×05 descrive un momento in uno scambio che racchiude il disagio dei due protagonisti.


Pensieri di Zero: – Posso fà tutto quello c’ha un riscontro empirico e se po’ afferrà coi 5 sensi …. ma di tutto quello che è il campo dell’astratto, de ‘ste cose aleatorie, di sostegno emotivo, non ce capisco un cazzo, vado in paranoia!
Da questo frame ho ideato una lista di plausibili risposte che avrebbero potuto viaggiare nella coscienza di Zero in quel momento. Ecco quindi le azioni consigliabili e psicologicamente approvate per gestire un momento di supporto emotivo senza andare in paranoia, come Zero.
Come dare supporto emotivo alle persone a cui tieni
Quando succede che si viene chiamati per dare supporto?
Puo’ accadere in qualsiasi momento.
Basta che due o più persone condividano ciò che provano verso una situazione o una persona o un momento, e liberare dei pensieri più o meno profondi che prima avrebbero trovano spazio solo nelle gabbie interne di sé stessi. Proprio come Alice che dichiara a Zero certe cose che mai avrebbe potuto dire ad altri personaggi del racconto.
Il supporto nasce nel momento in cui chi sta in ascolto accoglie la parola dell’altro con atteggiamento empatico e soprattutto in maniera non giudicante, con il solo fine di comprendere quei sentimenti rispetto alle circostanze in cui sono stati sentiti. Senza commento, senza soluzione a portata di mano, solo conforto: un approccio di questo tipo fa sentire chiunque un po’ meno solo.


Considerando che alla base di tutto c’è l’empatia quindi la capacità di metterci nei panni degli altri, questa mia lista vuole dimostrare con 5 regole base il modo migliore per dare supporto emotivo:
5 consigli per dare supporto emotivo
- Fai un Checkin affettivo a frequenza regolare. Avrai più probabilità di cogliere nella persona un malessere sul nascere.
- Sii presente mentre sei presente. L’empatia non supporta il multitasking, guarda negli occhi chi stai ascoltando
- Approfitta di spazi protetti. Scegli solo luoghi sereni per domande che scatenano parole, pensieri, pianti…
- Non fornire nessun giudizio, non importa mettere parola sui fatti, comunica solo che comprendi il suo momento.
- Non risolvere, se prima non ti viene chiesto di farlo. Con il tempo, più dimostrerai premura, più ti verrà riconosciuto un ruolo attivo nelle sue crisi.
Fa’ la cosa giusta (quando è il momento di contattare un esperto)
Voglio ricordarti che nell’istante in cui stai leggendo questo articolo, c’è qualcuno che meriterebbe un supporto emotivo e necessità di essere ascoltat*.
Quello che puoi fare è seguire i miei consigli. Annotati ciò che puoi fare per le persone a cui vuoi bene. Allenati per diventare un supporter emotivo e attiva una rete di aiuti, anche con gli specialisti della salute mentale.
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